Il numero totale di capi di abbigliamento che, ogni anno, vengono acquistati in tutto il mondo è 80 milioni, come raccontato nel documentario The True Cost, del 2015, che denuncia l’impatto, sia in termini ambientali che di sfruttamento, dell’industria della moda. Nel 2014, secondo recenti statistiche, un occidentale possedeva il 60% in più di vestiti rispetto al suo omologo del 2000 – ma che duravano la metà. Per gli americani il numero era ancora più alto: lo statunitense medio, nel 2014, possedeva cinque volte di più gli abiti del 2000.
C’è un sovraconsumo di abbigliamento, cresciuto più del 400% negli ultimi 20 anni. I prezzi e la qualità bassa del Fast Fashion portano il consumatore ad acquistare sempre più vestiti che usa sempre meno e che hanno un impatto devastante sul nostro pianeta. Una cucitura scadente moltiplicata per milioni di polsini e colletti e orli riduce il ciclo vitale del capo e inquina.
Una maglietta di cotone richiede circa 3.000 litri d’acqua per essere prodotta.
La good news è che oggi le cose stanno cambiando. I brand della moda sono sempre più attenti a lavorare per una maggiore integrità ecologica e creando un sistema che funzioni senza lasciare un’impronta negativa per l’uomo e l’ambiente.
Il consumatore dall’altro, pensa con più consapevolezza a ciò che acquista, quale filosofia sta sostenendo attraverso i suoi acquisti e chiedendosi se davvero indosserà quel nuovo capo. Secondo un recente studio della società internazionale di consulenza McKinsey, l’innovazione responsabile sarà uno dei dieci mega trends del futuro nel fashion. Più del 65% dei consumatori dei mercati emergenti e il 32% di quelli europei e americani, si stanno interessando a uno shopping sostenibile. Si stima che il 20% di loro si orienterà su acquisti green.
La Commissione Europea ritiene che le aziende sostenibili abbiano un reddito medio superiore del 10%. Infatti il 70% dei consumatori è attento a questi temi e la finanza è disposta ad investire capitali su aziende sensibili.
La moda sostenibile quindi non è una trend passeggero o green washing, una strategia di comunicazione dell’industria per darsi una “ripulita”. È un’emergenza socio-ambientale!