
Secondo il Global E-waste Monitor 2020 delle Nazioni Unite, 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici è stato generato in tutto il mondo nel 2019.
Un aumento del 21% in soli cinque anni.
Si prevede che entro il 2030 si possa arrivare a 74 milioni di tonnellate
Nel 2019 solo il 17,4% dei rifiuti elettronici è stato raccolto e riciclato.
Ciò significa che molti materiali di alto valore come platino, rame, oro… sono stati per lo più scaricati o bruciati piuttosto che raccolti per il trattamento e riutilizzo.
Quelli elettronici sono fra i rifiuti domestici in più rapida crescita al mondo, a causa della scarsa cultura ecologica e a brevi cicli di vita dei diversi dispositivi. Rappresentano un pericolo per la salute e l’ambiente poichè sontengono sostanze tossiche.
Consideriamo in particolare un prodotto che ormai tutti possediamo: lo smartphone.
Un prodotto la cui filiera produttiva risulta molto complessa, spesso poco controllata. I componenti del dispositivo sono a base di minerali estratti principalmente in zone di conflitti e vengono venduti per finanziare guerre, a spese dei lavoratori.
Nel mercato si stanno facendo spazio realtà che cercano di cambiare le cose.
L’azienda olandese Fairphone ad esempio ha realizzato il telefono etico.
La filiera è completamente trasparente, dalle materie prime al rispetto dei diritti dei lavoratori.
Più lunga è la vita del telefono, minore è la sua impronta ambientale, per questo il telefono è progettato sulla modularità per facilitarne la riparazione e la sostituzione delle parti non più funzionanti.
Per l’azienda è fondamentale poi la gestione del fine vita dei prodotti; incoraggia il riuso e la riparazione degli smartphone e promuove il ritiro dei telefoni dismessi.
Le tue azioni contano.
Anche quando si parla di smartphone puoi perseguire un’alternativa più equa.




